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Maschere e mascherine

Il Carnevale di quest’anno è passato in sottordine, nonostante gli sforzi organizzativi. Da Venezia a Viareggio fino ad Acireale, poche maschere e non troppa affluenza di pubblico rispetto agli anni scorsi, anche se ancora i divieti non erano vigenti. La gente forse inconsciamente temeva quello che non poteva prevedere. Alcuni, però, le maschere non se le sono tolte, anzi, con la tempistica di prestigiatori esperti, di attori rodati di avanspettacolo, le hanno cambiate, continuando la recita a soggetto. Uno nessuno, centomila, sostituendo il sorriso sornione con l’espressione tragica. Chi? Iniziamo dal super esperto Vittorio Burioni. Burioni chi? Il famoso accademico e virologo che quando il Covid 19 era già operativo in Cina, dichiarava con saccenza e sicurezza nei vari talk show televisivi che “In Italia non c’era rischio alcuno, anzi che il rischio di contrarre il virus era pari a zero perché il virus non circola, che comunque si stavano prendendo le precauzioni e che se alcuni connazionali già indossavano le mascherine era probabilmente per lo smog”. Il carico, poi, lo mise il ministro della salute Speranza che ebbe l’ardire di asserire che “In Italia non c’è pericolo, che il nostro è un grande servizio sanitario nazionale, tra i migliori al mondo, e dobbiamo andarne orgogliosi, che siamo organizzati e pronti a qualsiasi evenienza possa accadere, e che se a Wuhan, in Cina, le aziende stanno chiudendo i battenti é per scelte delle multinazionali”. È vero che solo i cretini non cambiano idea, ma togliersi la maschera e indossarne un’altra con nonchalance, dichiarando il contrario di quello che si é detto prima è da consumati cabarettisti, da emerite facce di bronzo. Abbiamo il più grande servizio sanitario? Sti cazzi! Si è scoperto che non è così. Che anche in Lombardia e Toscana si naviga sotto costa, non solo in Sicilia. Dalle maschere alle mascherine, poi, il passaggio è stato breve. “Non abbiamo problemi di mascherine e attrezzature – dichiaravano dal governo e dalle organizzazioni governative impegnate nella pandemìa – le faremo distribuire”. Covid 19 come il terremoto in Abruzzo? Dispiacerebbe scoprire che anche su questo qualcuno vorrebbe speculare. Ma perché non si riesce a reperire mascherine e soprattutto perché non si riesce a far entrare in Italia neanche una mascherina senza il beneplacido della Protezione Civile? Un noto medico siracusano ha raccolto da privato in questi giorni circa novantamila euro per l’acquisto in Cina di mascherine chirurgiche, tute e respiratori a favore degli operatori sanitari impegnati negli ospedali, da consegnare anche ai degenti gravi. La sua referente in Cina, però, riferisce che la merce verrà bloccata in dogana a Roma o a Milano, una volta arrivata, e poi sequestrata dalla Protezione Civile, come si fa in tempo di guerra durante i regimi dittatoriali. Capisco le possibili speculazioni di qualche sciacallo, anche se è legge di mercato: quando i prodotti scarseggiano al dettaglio, il prezzo lievita. Per le becere speculazioni, poi, esistono le cure giudiziarie. Le Istituzioni pubbliche sono, comunque, blindate dalle vendite a prezzi non contenuti. Allora perché la Protezione Civile interviene per sequestrare mascherine, anche quelle ordinate dalle regioni italiane per i loro nosocomi, ma non rimedia a sopperire alle carenze endemiche di mascherine, tute e respiratori? Vogliamo fare dall’estero una donazione di mascherine ed altre attrezzature? Solo tramite la Protezione Civile è possibile. Loro decidono poi chi deve avere e chi no, quale struttura e quale no. Perché? Peccato che, parlando di mascherine nel Paese delle maschere, non possa che venir fuori quella del tragicomico, più amara che mai in questi giorni, dove sorridere diventa difficile, ma indignarsi può ancora avere un senso civile.

M.T.

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