Dantedì e Coronavirus, una binomio davvero infernale
Sta per volgere al temine il primo Dantedì, istituito da quest’anno, per celebrare il sommo poeta, il più grande visionario che l’Italia abbai mai conosciuto.
In una giornata grigia come questa e come quelle che ultimamente connotano anche le prime calde mattine di primavera, il ricordo di Dante Alighieri e delle sue riflessioni su un’Italia che nel trecento ancora non esisteva, quella nazione succube di Germania, Francia e Stato Pontifico che da secoli si contendevano lo strapotere sulla penisola, induce a pensare. Nel VI canto del Purgatorio, il poeta incontra Sordello da Goito, mantovano come Virgilio, sua guida lungo il viaggio ultraterreno, che apostrofa così:
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!
Un’affermazione vera oggi come allora. E’ una grande metafora che accosta l’Italia a una nave in tempesta senza timoniere, divenuta schiava, non più donna rispettabile ma prostituta.
Forse che la nostra terra non si è prostituita all’Europa tante volte, a scapito del suo popolo, pur di sedere al tavolo dei grandi? Quanto costa adesso il meretricio, ora che il Paese vive un’emergenza senza precedenti e senza cure certe?
Quando ciò che un autore ha impresso sulle carta è sempre attuale, allora costui è un grande interprete della storia dell’umanità, non solo del suo tempo.
Sui manuali di storia della letteratura italiana si legge che Dante è il padre della lingua italiana, quando ancora l’idea di nazione non esisteva. E dunque? Il sommo poeta si pone la questione dell’unità linguistica in un’epoca in cui non c’è quella politica, e non solo sotto il profilo letterario, artistico, perché intende l’uso della parola strumento di unione capace di istituire un vincolo di appartenenza dalla Lombardia alla Sicilia, perché membra dello stesso corpo.
Dunque già nella Comedia compaiono Germania e Francia, quest’ultima con chiaro riferimento a Carlo II d’Angiò, nel VI canto del Paradiso, che insieme allo Chiesa, armati fino ai denti, volevano impossessarsi dell’Italia e contendersi le nobili insegne che erano state simbolo della grandezza di Roma.
Chissà, cosa penserebbe adesso Dante della tempesta che ha investito la sua terra. Chissà che faccia farebbe se sentisse un giovane parlare e svilire la sua lingua. Chissà quale idea avrebbe del nostro nocchiero, e se almeno lui potesse convincerci che “andrà tutto bene”, perché il timoniere sarà capace di condurre la nave al porto.
Chissà quale considerazione avrebbe di questa umanità fragile, credulona, incapace di pensare in autonomia, sfrontata e irresponsabile a qualsiasi età.
Quante belle iniziative oggi sul web. Bravi ragazzi! Forse durante questa clausura forzata ma necessaria imparerete ad apprezzare i grandi classici della letteratura di cui Dante è il più grande. Forse capirete perché i vostri insegnanti insistono a farvi leggere e parafrasare le sue terzine.
Le ali della libertà che indosserete quando sarete padroni della cultura vi consentiranno di arrivare fino al sole ma senza rotolare giù come Icaro, perché la cultura non è effimera come cera ma è la forza occulta che vi permetterà di rialzarvi e uscire rinnovati e più consapevoli, quando questa emergenza sarà terminata.
R.G.

