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Bivona presidente di Confindustria: “Le sanzioni pericolose oltre le loro finalità”

“Eravamo tutti consapevoli di dovere pagare un prezzo elevato per le sanzioni promosse contro la Russia di Putin per dissuaderlo dall’invasione dell’Ucraina (soprattutto noi italiani che negli anni passati ci siamo sempre opposti ad impianti energetici di qualunque tipo, come se l’energia fosse un optional), ma non pensavamo si potesse andare oltre le intenzioni della stessa Comunità Europea.

Difatti l’effetto di tali sanzioni rischia di essere molto più grave di quello ragionevolmente attendibile a causa del rischio percepito, per il cosiddetto effetto di “over compliance”.

La demonizzazione di qualunque cosa sia riconducibile, ancorché lontanamente, alla Russia sta infatti causando un eccesso di cautela e la sospensione dei normali rapporti commerciali anche nei confronti di società industriali di diritto italiano con sede legale in Sicilia, a tutti gli effetti aziende italiane, che per il solo fatto che il loro azionista di maggioranza svizzero è una società privata russa, non statale e non sanzionata, si vedono negare la fornitura di servizi e parti di ricambio essenziali ai fini della produzione.

Tale linea di condotta, lungi dall’arrecare danno al governo russo, sta invece causando seri problemi al polo industriale siracusano, che ha svolto un ruolo fondamentale durante l’emergenza COVID-19 e in particolare alle piccole e medie imprese appaltatrici, che si vedono improvvisamente interrompere il normale flusso finanziario derivante dalle anticipazioni da parte degli istituti di credito e rischiano di compromettere la propria stabilità economica e la propria stessa sopravvivenza.

L’eccesso di cautela emerso in questi giorni, privo di fondamento in quanto le aziende che lo subiscono non sono in alcun modo destinatarie delle sanzioni promosse dall’Unione Europea, rischia di scatenare un “effetto valanga”, in grado di travolgere molte delle realtà produttive della nostra provincia che, ancora molto deboli a causa della crisi sanitaria da cui non si sono completamente riprese, sono costrette ad affrontare una crisi energetica che comporta costi che da soli sopravanzano in taluni casi i ricavi della produzione.

È urgente un intervento delle Autorità pubbliche, con particolare riferimento al Ministero dell’Economia e Finanza, per ricondurre a concretezza e realtà la percezione del rischio corrente, prima che il danno indotto diventi irrimediabile per la chiusura di aziende grandi, medie e piccole che, nelle circostanze attuali, non avrebbero alcuna speranza di poter riprendere a operare”.

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