Sette anni fa si seppelliva il Papa Re
di Michelangelo Trebastoni
Esattamente sette anni fa, avendo abdicato Ratzinger, veniva eletto Papa il gesuita Jorge Bergoglio, assumendo il nome di Francesco, il santo povero. Un forte messaggio per la Chiesa universale. Un passo indietro rivolto ai valori della povertà, obbedienza e spiritualità. “I miei fratelli cardinali – disse Bergoglio dal balcone di San Pietro, dopo aver indossato i paramenti papali – hanno chiamato un Papa che viene dalla fine del mondo”. Con la sua elezione, veniva definitivamente seppellito il Papa Re, mettendo in serie difficoltà quei cardinali, adornati di catene con Cristi tempestati di diamanti, che ancora si ostinano a farsi accompagnare con lussuose autovetture e a vivere in attici principeschi nei pressi del Vaticano. Ma non lui, Bergoglio. Tra lo sgomento di chi lo aveva eletto, andò ad abitare in un piccolo appartamento tra quelli in cui aveva soggiornato per il concilio cardinalesco, sobrio e spartano, rifiutando gli appannaggi dei principi della Chiesa. I poveri e coloro che sono gli ultimi sarebbero l’obiettivo di questo pontificato. Apertura agli omosessuali, alle coppie di fatto, ai divorziati, riconoscimento al ruolo delle suore. Rispetto ai proclami, qualche passo avanti apprezzabile, pur con i limiti ancora invalicabili tracciati negli ultimi cento anni dai suoi predecessori. Il gesuita Bergoglio rappresenta la svolta, non prevista. L’abdicazione di Ratzinger da Papa Benedetto XVI aveva vanificato tutto l’impegno profuso dai cardinali vicini all’Opus Dei che avevano organizzato una vera e propria campagna elettorale per la sua elezione, attuando una imponente trasversalità politica degna di veri esperti dell’arte del governo. Visto il gran ripensamento, il crucco, probabilmente, andrà a fare buona compagnia a Celestino V. Giovane nazionalsocialista di stirpe nazista ed esponente della gioventù hitleriana, poi nella Luftwaffe ed amico del cugino di Karl Marx, tale Gerard, industriale dell’elettronica e banchiere, nel Settembre del 2011, Ratzinger, in occasione di una visita apostolica in Germania, accompagnato dal presidente tedesco dell’epoca Christian Wulff, andò a salutare a Berlino un gruppo di cardinali e ben dieci tra loro rifiutarono di stringergli la mano. Forse, uno dei momenti più imbarazzanti ed umilianti per un Papa. Quelle mancate strette di mano, quei passi indietro, quei giramenti di spalle, quella sua mano inutilmente protesa per tutto il tempo, lo imbarazzarono e gli fecero capire che era giunta l’ora che cessassero certi comportamenti di questi principi in porpora, il cui ultimo fine era ed è la conservazione dei privilegi e delle prebende di casta. “Questa non più la mia Chiesa. La Chiesa era per me forza di umanizzazione e di moralizzazione – aveva asserito – Se rappresentanti della Chiesa fanno il contrario, non posso più vivere con questa Chiesa”, precorrendo quello che sarebbe poi accaduto, abbandonando il timone della nave in tempesta, un pò come quel tale Schettino con la Concordia. Già, però, nel Marzo del 2005, da Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, durante una stazione della via Crucis a Roma, appena pochi giorni prima della morte di Papa Giovanni Paolo II e della sua elezione a Pontefice, aveva parlato di “sporcizia nella Chiesa” e di una “Chiesa che sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti”. Peccato non abbia fatto veramente pulizia, avendone avuto l’autorità ed il potere, ma attendiamo che l’opera di questo Papa sudamericano, ma di origini italiane, continui. La Chiesa, nel tempo, più radicatamente dall’epoca fascista in poi, si è caratterizzata per la forte ingerenza negli affari e nelle scelte politiche e ha fondato il suo potere temporale imponendo la religione cattolica nel mondo conosciuto, influenzando i governi europei, ma non quelli anglosassoni, tessendo alleanze, dispensando indulgenze o emanando editti e bolle. Questa Istituzione si è avvalsa della religione per consolidare la propria posizione economica e immobiliare, esercitando, di fatto, un potere politico straordinario ed adoperando mezzi certamente discutibili per mantenere i propri privilegi e vantaggi come l’esenzione dal pagamento delle tasse sugli immobili o l’otto per mille. Certo, l’opera illuminata di Papa Francesco per bonificare l’APSA, l’organismo della Santa Sede che si occupa della gestione del suo patrimonio economico, o lo IOR, l’Istituto per le Opere Religiose, quest’ultimo di esclusiva proprietà del Papa, sempre in auge per gli scandali finanziari e giudiziari, reiteratamente per la violazione delle norme di antiriciclaggio, non sarà facile e cose da far dimenticare ce ne sono. Gli insabbiamenti degli scandali dei prelati macchiatisi di pedofilia, i gravi abusi sessuali su minori, giovani, donne e suore e altri censurabili comportamenti. Auspichiamo che mai più boss come De Pedis, capo della banda della Magliana, possano farsi tumulare nelle Basiliche romane in territorio del Vaticano, in cambio di soldi. La Chiesa ha messo in discussione l’integrità di chi l’ha criticata, senza mettere mai in discussione i propri rappresentanti, a tutti i livelli. Ancora oggi, la buona parte del clero insegue il carrierismo, la mondanità e l’avanzamento di stato e grado. Per non parlare, poi, della persistenza e risolutezza a tenere in piedi sinodi per stabilire quali siano le deviazioni dall’ortodossia o della congregazione per la dottrina della fede, erede della sacra romana e universale inquisizione, al fine di individuare eventuali colpevoli di eresia. Ed ancora, nel terzo millennio, l’irriducibilità ed ostinazione di dogma come quello dell’infallibilità del Papa. Manca solo la congregazione per la prevenzione dei vizi come in Arabia Saudita! Lavoro da fare ne ha l’apprezzato pontefice e, a piccoli passi, potrà ambire all’agognata svolta, sempre che i suoi potenti fratelli cardinali della Prelatura della Santa Chiesa e Opus Dei, questa è la completa denominazione della prelatura personale della Chiesa cattolica, l’unica esistente nell’ordinamento canonico, che gli votarono contro, glielo permetteranno.

