L’immigrazione ai tempi di Covid 19
L’opinione di mercoledì
di Michelangelo Trebastoni
Il Coronavirus si era già manifestato nel passato. Sars, Mers, ma la maggioranza degli scienziati erano presi dalle indicazioni delle case farmaceutiche, mentre la minoranza non aveva i soldi per effettuare le ricerche. I capi di Stato del G8, G9 e anche G12 erano troppo presi dall’ambiente, dalla cooperazione internazionale, dai debiti del terzo mondo che loro stessi avevano accresciuto, per occuparsi di un virus che aveva già creato qualche seria complicazione. Nel tempo in cui viviamo, il premier cinese voleva sottacere il problema al mondo, a quello americano, invece, di questo Covid 19 non gliene frega niente. Lui non si tocca la faccia da settimane – ha dichiarato – e gli manca. Noi italiani saremmo stati per l’Europa gli untori per eccellenza, se non fosse scappata di mano ai crucchi la notizia che il ceppo che ha infestato il vecchio continente era loro, del quarto reich, e questo mentre nel Belpaese ci sono voluti ben venti giorni per dichiarare lo stato di calamità sanitaria e capire che ci voleva il polso rigido e i coglioni duri, materia che scarseggia dalle parti di palazzo Chigi e dintorni. Non prima di aver autorizzato qualche nave a sbarcare in Sicilia ancora, con a bordo non solo immigrati, ma anche vacanzieri.
Siamo specializzati nell’emergenza sociale, ma non in quella sanitaria, strafottenti come siamo. Certo, qualcuno di costoro che ogni sera è seduto nel salotto della moglie di Rutelli o della italotedesca Gruber l’ha preso il virus, ma si salverà, nonostante gli scongiuri di tanti. Certo, però, che questo Covid 19 qualche merito ce l’ha. Da settimane Salvini non viene più intervistato e non si parla più di elezioni anticipate, di percentuali di
partiti e neanche di spread, di pil, di bce, e di tutte quelle rotture di cabasisi che non interessano agli italiani, e sono la moltitudine, che non hanno soldi da investire, ma solo monete per campare alla giornata. Comunque, siamo rimasti lo stesso gli appestati per il resto del mondo, quelli cui gli aeroporti e scali vari hanno chiuso i battenti e i governi ritirerebbero volentieri i passaporti. Perché? Perché il nostro Conte, molto prima di dichiarare lo stato di calamità, ha circoscritto, seppur prudentemente, alcuni territori
prima che qualche suo collega lo imitasse, dicendo in sostanza, prima degli altri, quello che pensava, a differenza del duo franco-tedesco che dicono quello che non pensano o pensano ma non dicono. Un altro merito ce l’ha questo virus, quello di aver fermato l’immigrazione dei barconi e degli sbarchi dei finti e veri rifugiati che hanno preferito riversarsi in Grecia, spinti dai turchi, cui sono finiti i soldi e battono cassa a Bruxelles.
Con un’altra immigrazione, però, Conte deve fare i conti, quella dal freddo nord al caldo sud. Se anche quest’anno, però, dovesse arrivare prima l’estate e il caldo dissolvere il virus, saranno cazzi per tutti. Facciamo valere per una volta questa nostra Autonomia e chiudiamo le frontiere a Messina. Sarà la volta buona anche per capire di che materia qualcuno dalle parti di palazzo D’Orleans e dintorni ha polsi e orpelli vari.

