Privacy Policy Un Coronavirus sale e limone per il mio amico, grazie. - ReportSicilia.com

Un Coronavirus sale e limone per il mio amico, grazie.

Sarebbe scontato affermare che viviamo in un’epoca in cui basta solo il nome di una malattia a farci cambiare totalmente il ritmo della quotidianità. L’economia italiana sta attraversando una crisi devastante, gli aeroporti sono quasi deserti, le scuole si chiudono, le manifestazioni socio-culturali-ludiche sospese e gli scaffali dei supermarket si svuotano come se dovessimo affrontare un’invasione zombie.

Ma c’è un fenomeno sociale che sta passando in sordina, una mutazione di visione umana talmente silenziosa da palesare i suoi effetti solo all’interno del nostro intimo: i rapporti umani si stanno estinguendo sempre di più. Se con l’avvento delle piattaforme Tinder, Facebook, Instagram, Snapchat e TikTok, conoscere e incontrarsi con una persona fisicamente risulta ormai superfluo, con l’arrivo del Coronavirus questo rischia di ridursi totalmente a effimeri gesti di cortesia. “Non mi avvicino, chissà dove avrà viaggiato”, “Gli ho stretto la mano, sarà meglio disinfettarsi subito”, “Ha tossito, fortuna che non l’ho salutato”, solo alcune delle ricorrenti domande che involontariamente affollano la nostra mente, alimentate dalle crescenti news, fake news e opinioni fluttuanti nel web come mosche impazzite. Non ci fidiamo nemmeno di noi stessi e scambiamo un banale raffreddore o un po’ di stanchezza per un sintomo probabile da Covid-19.

Ma la verità è che ormai siamo talmente abituati a cullarci sui social e sulle piattaforme virtuali, che l’avvento del Coronavirus è diventato quasi una scusa per non uscire più di casa, per stare davanti la TV e sentirsi “al sicuro” da ogni tipo di relazione umana. Stiamo diventando asettici, apatici e privi di slancio nei confronti dell’altro. “Non mi serve l’altro, io sto bene così” è la frase che continuiamo a ripeterci come un mantra, negando l’aridità e la secchezza a cui sono sottoposti i nostri bisogni umani, martoriati da un’apatia dilagante.

Viviana Nobile

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