Privacy Policy Dormire meglio e bene - ReportSicilia.com

Dormire meglio e bene

a cura del dott. Orazio Magliocco

Spec. Medicina Interna e malattie sistemiche e metaboliche, dirigente medico presso l’Ospedale Trigona di Noto (SR)

Capita spesso di svegliarsi nel cuore della notte o avere difficoltà di addormentarsi in prima serata; non resta che riflettere su cosa sia il  Sonno, le Parasonnie e le  Dissonnie.

Ma che cosa è il sonno? Si definisce sonno lo “stato periodico di riposo dell’organismo, caratterizzato da sospensione dell’attività motoria e psichica superiore (coscienza e volontà), con interruzione di rapporto tra soggetto e ambiente circostante”.

Il sonno è strettamente correlato al processo circadiano ed omeostatico.

Il processo circadiano, é l’orologio biologico che regola l’alternanza tra veglia e sonno, interagendo strettamente con gli stimoli provenienti dall’ambiente: il più importante di questi è il ciclo luce-buio (anche le interazioni sociali, i turni di lavoro, gli orari dei pasti, contribuiscono a regolare i nostri cicli sonno-veglia); il processo omeostatico (tendenza naturale al raggiungimento di una relativa stabilità) si identifica come  il tempo occorrente per addormentarsi, tempo inversamente proporzionale alla durata del precedente periodo di veglia.

L’età è la variabile che spiega maggiormente le caratteristiche normali ed individuali nella durata e nella qualità del sonno:

I neonati necessitano di circa 16-18 ore di sonno, distribuite in numerosi episodi in 24 ore. Dalla prima alla seconda infanzia, il ciclo sonno-veglia si organizza progressivamente in un singolo episodio di sonno notturno, della durata di circa 9 ore. Successivamente, il periodo totale di sonno si riduce gradualmente, per stabilizzarsi in età adulta intorno a una media di 7-8.5 ore per notte. 

Il sonno può essere studiato in modo obiettivo attraverso la polisonnografia, una tecnica che combina la misurazione dell’attività cerebrale (EEG), dei movimenti oculari (EOG) e del tono muscolare (EMG) 

Il Sonno presenta diversi stadi:  sonno NREM (Non-Rapid-Eye-Movement) diviso in Stadio 1 (Addormentamento), Stadio 2 (Sonno leggero),stadio 3 (Sonno profondo) e stadio 4 (sonno profondo effettivo) e sonno REM

 (Rapid-Eye-Movement caratterizzata dai sogni e dalla paralisi temporanea dei muscoli delle gambe e della braccia mentre gli occhi si muovono continuamente).

Ogni stadio può durare dai 5 ai 10 minuti. Un ciclo completo di sonno negli adulti è scandito dalla progressione dalla fase uno alla fase quattro prima di arrivare a quella REM, per poi ricominciare di nuovo. Un ciclo completo  si verifica per 4 o 5 volte a notte.

Convenzionalmente si assume che l’inizio del sonno coincida con il primo stadio 2 . 

Durante la vita i vari stadi presentano caratteristiche diverse:

In giovani adulti sani con orari di sonno regolari, la percentuale di durata del sonno REM (Fase in cui prevalentemente si sogna, o meglio quella di cui è più frequente ricordare cosa si sogna ) è intorno al 25%, mentre il restante 75% è costituito da sonno NREM. Nei bambini, la percentuale di durata del sonno REM è intorno al 50%. 

Negli anziani, la qualità del sonno peggiora, poiché si verifica una marcata riduzione del sonno profondo e un aumento degli stadi 1 e 2. 

Gli anziani hanno risvegli più frequenti e prolungati, anche se la durata del sonno rimane intorno alle 7 ore in un periodo di 24 ore, per via dei sonnellini diurni che aumentano di frequenza. 

Che cosa sono i disturbi del sonno e come si classificano? 


I disturbi del sonno vengono classificati in disturbi primari:

  • Dissonnie     (anomalie della quantità, qualità, o del ritmo del sonno) 
  • Parasonnie (caratterizzate da comportamenti anomali o da eventi fisiopatologici che si verificano durante il sonno).
  • Disturbo del sonno correlato ad altro disturbo mentale, come demenza.
  • Disturbo del sonno dovuto a una condizione medica generale.
  • Disturbo del sonno indotto da sostanze ipnotiche come alcol.
    Una reiterata difficoltà di inizio, durata, mantenimento e qualità del sonno configura l’ insonnia e determina una serie di conseguenze diurne negative.

L’insonnia è caratterizzata da  difficoltà di inizio e/o mantenimento del sonno, sonno leggero e non ristorativo che comporta sintomi diurni quali sonnolenza, difficoltà di concentrazione, calo del tono dell’umore sino a depressione ed irritabilità.

L’ insonnia è il risultato di 3 condizioni:

1. l’opportunità di condizioni di sonno adeguato 

2. la persistenza del disturbo del sonno 

3. l’associazione tra disturbo del sonno e disfunzionalità diurne. 

Le diagnosi di insonnia sono generalmente più comuni negli adulti di mezza età e negli anziani, fasi della vita scandite da condizioni individuali precipitanti come stress, lutti, proccupazioni, e fattori perpetuanti quali comportamenti e credenze disfunzionali che alterano la naturale autoregolazione del  sonno. 

L ’automaticità del ciclo sonno-veglia può essere inibita selettivamente da fattori di ordine cognitivo abbastanza comune, come l’ Attenzione selettiva ed   intenzionale di dormire, a tutti i costi.

Sarà pure che i nonni insegnano che “ Chi dorme non piglia pesci “, e dopo quanto appreso nell’articolo potrebbe anche essere interpretata come una giustificazione alla loro insonnia, ma non dormire abbastanza ha effetti devastanti sulla salute mentale e del corpo favorendo insorgenza di malattie cardiovascolari come ipertensione e neurologiche come la demenza. 

Se è facile sopravvivere ad una nottata in bianco, quando non si riesce a chiudere gli occhi e a riposare per troppi giorni di fila, gli effetti negativi si fanno sentire. 

Quando priviamo il nostro corpo  di sonno aumentiamo la probabilità di accusare:

  • Raffreddore

Secondo uno studio condotto su 164 persone sane, chi riesce a dormire solo cinque ore a notte ha molte più probabilità di prendersi un raffreddore rispetto a chi, invece, ne dorme sette o anche di più. Tutto questo accade a prescindere da fattori demografici e dal peso dei volontari.

  • Disturbi gastrointestinali:

Non dormire abbastanza durante la notte può portare a peggiorare i sintomi di malattie croniche intestinali o di reflusso gastro-esofageo.

  • Difficoltà nell’apprendimento:

La mancanza di sonno interferisce con capacità di ricordare e di processare nuove informazioni. Spesso chi ha un iniziale deficit cognitivo cronico, ha un sonno poco profondo, e non fissa i ricordi della veglia. 

  • Irritabilità e umore altalenante caratterizzato dal passaggio repentino da uno stato d’umore esaltato (maniacale) a uno depressivo, e viceversa, in maniera ciclica ed in modo immotivato. 

Rumori ambientali  e contrattempi inutili che insorti durante la giornata possono farci sentire molto più irritabili, se non abbiamo dormito abbastanza durante la notte.

  • Mal di testa ed emicrania:

Una scarsa qualità del sonno può far insorgere mal di testa, sintomo che può anche celare la presenza di apnea notturna.

  • Visione scarsa:

La mancanza di sonno può dare problemi alla vista come ad esempio,   visione tubulare ( Difetto visivo consistente in una notevole riduzione della visione periferica, in conseguenza della quale il paziente ha la sensazione di guardare attraverso un tubo), doppia o in “penombra”. 

Più a lungo sei sveglio, più sei facile preda di errori visuo-spaziali, che possono tradursi anche in allucinazioni e percezione alterata nella posizione  degli oggetti nell’ambiente circostante, che si verifica magari mentre si è alla guida di un veicolo. 

  • Aumento di peso:

Quando non dormiamo abbastanza siamo più predisposti a fare spuntini e a preferire cibi ricchi di calorie rispetto a quelli più leggeri con incremento del rischio cardiometabolico, in breve “MEGLIO SI DORME, MENO SI INGRASSA”.

Secondo uno studio condotto in Pennsylvania su oltre mille ragazzi, ogni ora in più di sonno è associabile a una riduzione dell’indice di massa corporea.( Indicatore peso-forma ). Un’associazione che risulta maggiore tra gli adolescenti con livelli di indice di massa corporea più elevati.

E i sogni?

Sui sogni ho una riflessione personale da condividere: 

Svegliato dal suono notturno di un timido sorriso di mia figlia,  nata da poco più di sei mesi, mi chiedevo cosa stesse sognando. 

La capacità di interagire con l’ambiente circostante appare scontata e routinaria a molti, ma a 6 mesi, in  fondo, non riesce ad associare i nomi alle cose, non conosce il mio nome o quello della mamma, per lei è tutto nuovo ed ogni cosa le appare un misto di luci ed ombre, un frastuono di suoni ancora poco comprensibili. Allora cosa resta della realtà percepita a 6 mesi? 

Mi piace pensare che stesse sognando le sue prime emozioni, sensazioni profondamente pure ed intime, che magari non ricorderà mai, ma che l’accompagneranno tutta la vita. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *