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Salviamo le donne dalla gelosia

Fino al 1981 in Italia è esistito il cosiddetto “delitto d’onore” regolamentato dall’articolo 587 del c.p. che prevedeva una pena da 3 a 7 anni per l’omicidio o lesioni personali a danno della moglie o della figlia o della sorella, a carico dell’uomo nell’atto in cui ne scoprisse “nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia”. Fortunatamente questo articolo è stato abrogato dalla successiva legge n. 442/1981. Eppure si uccide ancora per gelosia. È l’ennesimo femminicidio quello perpetrato ieri a Palermo da un marito 37enne che durante una lite, scoppiata perchè la povera vittima gli avrebbe confessato di non amarlo più e che da lì a breve l’avrebbe lasciato, preso un coltello con una lama di 20 cm l’ha colpita al viso e la tronco fino a lasciarla senza vita. Muore così Piera, giovane donna e mamma di 32 anni. Poi, accertatosi che la donna non si muovesse più, le ha coperto il corpo, nascosto l’arma del delitto, si è ripulito, sembra che abbia pure accompagnato i figli, appena privati della madre, dai nonni e, ritornato a casa preparata un valigia con qualche indumenti dentro, si sarebbe costituito dai Carabinieri. Il motivo? L’imputato sosterrebbe che la moglie avesse una relazione extraconiugale da qualche mese. E allora? Se non ci si ama più, ci si lascia per il bene proprio e per quello dei figli. Tutti hanno diritto a una seconda opportunità, a un’altra scelta di vita e soprattutto alla vita. Non si può uccidere perchè non si ha la capacità di accettare le decisioni altrui che spesso maturano a fronte di tentativi di rinconciliazione andati a vuoto, di anni di silenzi o litigate violente. Non si può privare i figli dell’amore di una madre. Le crisi di coppia, diventate ancora più difficili da gestire nell’ultimo anno a causa della pandemia, non vanno mai sottovalutate da chi sa. Non si può stare insieme per i figli perchè l’appuntamento con la morte in alcuni casi è solo rimandato. Spesso ci si sposa inconsapevoli dei difetti l’uno dell’altro, alcune volte si crede che il matrimonio o la convivenza possano smussare gli spigoli di caratteri complessi, sovente problematici, si va avanti, si mette su famiglia. Ma può accadere, perchè accade, che l’idillio iniziale duri solo il tempo del viaggio di nozze, o meno ancora. L’amore può trasformarsi in affetto – che non basta per tenere in piedi un’unione – ma in odio o follia omicida mai. Amare è lasciare libero l’altro e godere della sua felicità, altrimenti è solo possesso e ossessione. A cosa serve festeggiare S. Valentino se le donne continuano a morire sempre più per mano di compagni, fidanzati o mariti? È un allarme sociale e bisogna intervenire adesso.

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