Allegoria parte III – ultima puntata
di Valeria Lombardo
Velaria, trasformatasi in Joe, dopo avere visitato un’ultima volta il teatro comunale della sua Siracusa, lascia la città e parte alla volta di Palermo. Dopo varie vicissitudini, è accolta da un gruppo di artisti che gestisce un teatro occupato e lì decide di mettere in scena il suo spettacolo. Ma, l’arrivo di una giraffa la sorprende mentre si prepara in camerino…
La giraffa avanzò di due passi. Girava voce che a Palermo erano stati avvistati dei maiali e non se ne spiegava il motivo, ma di giraffe mai nessuno aveva proferito parola.
Joe era solo in camerino, raggelato non riuscì a chiamare nessuno, mentre l’altissimo animale la fissava. Si alzò dalla sedia tremolante evitando di schiamazzare al suolo e prudenza più che coraggio le si avvicinò e le disse: – Ciao.
Ma cosa avrebbe capito mai una giraffa della lingua umana? Nell’incertezza proseguì per questa via.
– Cosa fai qui? Chi sei?Vuoi dirmi qualcosa?
– Sbiusi. – Rispose – Ti ho seguita dacchè sei partita, ho ripreso il tuo viaggio.
– Oh, ma perché lo hai fatto?
– Sono scappata da uno zoo, mi ero stancata di stare con i miei simili e gli uomini lì non mi trattavano molto bene, ti ho vista, mi sei sembrata buffa e divertente, diversa dagli altri umani e volevo capire se esistono altre possibilità di vita in questo mondo.
Joe, stupito e accarezzato da quelle parole, rispose:
– E adesso cosa intendi fare?
– Voglio continuare il viaggio con te, se me lo permetti. Ti offro, in cambio, tutto quello che sono riuscita a filmare del tuo percorso, magari potrebbe servirti proiettarlo all’inizio dello spettacolo.
– Beh, perché no,Affare fatto! Ma ad una condizione, potrai farlo come hai fatto fino ad ora, cioè senza farti vedere mai da me. Vedi, ho iniziato un cammino solitario e vorrei che restasse tale, ci incontreremo al prossimo teatro, d’accordo?
– Ci sto! Rispose la giraffa accennando un sorriso, mentre i suoi grandi occhi si illuminavano di una luce nuova. Divaricò le sue lunghe gambe, chinò il collo all’altezza di Joe, consegnandole la telecamera.
Joe la raccolse e la consegnò ai tecnici del teatro per organizzare la proiezione. La giraffa si allontanò dal camerino. Non si vide più.
Lo spettacolo stava per iniziare, Joe rispose ogni cosa sul palco, il pianista aveva indossato la sua elegante giacca dai bottoni gialli, una maglia turchese ed il papillon rosso.
L’attrice seguì dal camerino la proiezione del video, era bellissimo, si emozionò, poi finalmente il suo ingresso in scena.
Non c’era molto pubblico, ma fu un vero spasso, scorgere le loro espressioni divertenti e la fuga di qualche scrosciante risata. Non poteva chiedere di meglio. Arrivarono gli applausi, e pure doppi!
Joe fece rientro al camerino, dove venne raggiunta dal pubblico e i ragazzi del TMO, non erano tanti, ma i loro abbracci le sembrarono ali di fuoco, era felice.
Avrebbe voluto condividere quel momento gioioso con la giraffa, ma si diceva che avesse ritirato la telecamera e fosse andata via.
Joe partì il mattino seguente, seppur dispiaciuto, ma col cuore gonfio di felicità per l’esito dello spettacolo. Oltretutto era riuscitao a guadagnare qualche soldo, necessario per la ripresa del viaggio.
Un sentito arrivederci sugellò l’incontro con i ragazzi del teatro occupato.
Joe non possedeva una mappa, nè una bussola, e poco chiara era l’idea della nuova destinazione.
Camminò a lungo, poi decise di approfittare della partenza di una corriera per i paesi madoniti, avrebbe cercato lì altri teatri.
Questa volta, pagato il biglietto, si accomodò su un dignitoso sedile e andò. Durante il tragitto Joe sfilò il suo fazzoletto dal bastone, ne aprì i lembi per poter annotare le sue ultime emozioni, ma qualcosa era accaduto, non c’erano più il suo piccolo quaderno e le quattro righe del progetto, aveva perso tutto.
Avvertì un vuoto, un grosso dispiacere. La corriera continuò ad andare finchè non calò il tramonto. Joe scese alla prima fermata, in prossimità di una serie di tornanti in salita che man mano scoprivano piccoli centri abitati. Sentiva l’amarezza della perdita fino in gola, e la solitudine iniziò a non esserle più complice. Pensò alla giraffa, perché l’aveva mandata via?
Intanto la sera era arrivata e Joe non aveva smesso di camminare, decise di cercare un parco o una panchina, non aveva denaro a sufficienza per pagarsi una pensione e, conciata come un pagliaccio, chi l’avrebbe accolto in casa propria?
S’inerpicò per un viale alberato, la temperatura era diversa dalla città, qui c’era un pungente freschetto. Poco distante si accorse di una gradinata immersa in una pineta, li si fermò, si sdraiò facendo attenzione che il suo viso non fosse sotto mira di qualche ramo dal quale potessero pioverle le gioie di un uccellino durante la sosta.
Si addormentò.
Alle prime luci dell’alba, Joe venne colto da un rumore di passi tra i cespugli, saltò via come una molla, uscì dalla pineta, buttando i piedi dappertutto, temeva i cinghiali.
Mise a tacere il fiatone e cercò di capire chi fosse tra le fioche luci dell’alba.
Era la giraffa, stava riprendendolo. Non si avvicinò, fu Joe ad uscire allo scoperto per raggiungerla, ma non riuscì a parlarle, la giraffa sventolò la sua bella coda e sparì nuovamente.
Ormai sveglio riprese il cammino, davanti a lui l’ignoto, non v’era traccia di un sentiero che l’avrebbe condotta fuori da quel luogo, sembrava un labirinto.
Notò una panchina e si rincuorò alla vista di un giornale lasciato lì, il vento aveva fatto svolazzare qualche foglio. Si avvicinò ricompose nell’ordine giusto il giornale e sedette.
Era solito leggere solo i titoli ma uno fra i tanti lo colpì al punto di decidere di leggere l’intero articolo: parlava di maiali.
In Joe i maiali suscitavano un sentimento di tenerezza, poiché non ha mai capito il senso della loro triste esistenza.
Joe voleva capire, a quel punto, cosa fosse accaduto di tanto importante da indurre il giornalista a scrivere un’intera pagina della rubrica “Società”.
Il titolo era: “Sequestrati suini contenenti tracce di viaggio”. Approfondendo la lettura,si dava notizia che in tutta Italia era stata segnalata dagli allevatori un’anomala comparsa di lettere sulla cute dei loro maiali, oltre che disegni, chitarre, testi brechtiani, pirandelliani, qualcuno addirittura indossava la cravatta, un altro la fascia da primo cittadino, chi s’era legato le scarpine di danza al collo, chi aveva una penna dietro l’orecchio, un’altro con un pupo siciliano attaccato al collo.
E ancora uno con il programma della sua stagione teatrale stampato sul fondoschiena. Altro che circo equestre, questa era A V A N G U A R D I A.
Ogni bestia era contrassegnata da sette caratteri sparsi su tutte le parti del corpo; anagrammando vocali e consonanti si otteneva la parola”VIAGGIO”.
Il giornalista proponeva una serie di ipotesi per chiarire lo strano caso, mentre in lui affioravano più certezze che teorie.
Si leggeva, inoltre che i porci non avrebbero subito la macellazione, come di solito in questi casi, poiché si attendeva il responso delle analisi cliniche a cui li avrebbe sottoposti una nutrita equipe di veterinari arrivati da tutto il mondo.
Per un attimo volle essere ottimista e considerò la probabilità che potesse trattarsi dei compagni che avrebbe attirato a sé durante il viaggio, sebbene i maiali prelevati dal loro habitat fangoso, soffrono e parecchio. Rimase perplessa e non ebbe altra scelta se non quella di aspettare la risposta che le avrebbe fornito la strada.
Chissà magari era tornato Garibaldi.

