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Donna baffuta sempre piaciuta!

Diceva così un detto nostrano a proposito delle donne che un tempo lasciavano in bella mostra il baffo. E sembra che i nostri politici l’abbiano preso sul serio questo motto, stando all’esito dell’udienza tenutasi il 27 gennaio u.s. durante la quale l’Avvocatura di Stato avrebbe sostenuto, a proposito delle chiusure imposte ai centri estetici che hanno il medesimo codice Ateco dei parrucchieri, che la depilazione di viso e corpo di una donna non sono esigenze essenziali di cura e di igiene della persona. La barba di un uomo sì.  A quanto pare, la questione sarebbe stata liquidata in questo modo, senza tenere in debito conto, che, chi si è recato dai parrucchieri in questi mesi, ha senz’altro provveduto a eliminare ogni sorta di inestetismo pilifero da viso e corpo. E con queste parole ci siamo giocati anni di lotte contro ogni discriminazione di genere, senza il minimo rispetto di chi è morto per sostenere quegli dietali che oggi sono calpestati con nonchalance. Veramente raccapricciante poi, l’infelice quanto squallida affermazione che nei centri estestici ci sarebbe commistione con attività poco chiare quali addirittura l’esercizio della prostituzione…Da donna – nel pieno rispetto di chi a causa di disfunzioni ormonali e problemi di salute non riesce a debellare la fastidiosa peluria dal corpo – mi sento profondamente offesa. Trascorro parecchio tempo dall’estetista non solo per la questione peli superflui ma per curare il mio corpo ed essere sempre in ordine, portando spesso con me il mio bambino perché è un luogo accogliente e sicuro, distante anni luce da ogni forma di ambiguità.

Ma  è un’offesa anche per chi investe nel settore in maniera professionale e pulita dal punto di vista legale. Qui non siamo nell’altrove ma in Italia e un centro estetico è un centro estetico così come una parruccheria è una parruccheria. Quanto al “bisogno e all’esigenza di cura, anche igienica, della persona ben più essenziale ed irrinunciabile”, va sottolineato che sono molti gli uomini che fanno la toilette a casa propria, lockdown a parte, radono la barba ogni mattina e spesso accorciano i capelli utilizzando i cosiddetti regolabarba, e sono sempre puliti e profumati senza necessariamente rivolgersi al barbiere.  Fortunatamente, il Presidente del Tar ha fatto notare al legale rappresentante del governo la gravità delle affermazioni dichiarate, invitandolo a ritirale immediatamente assicurando che non ne avrebbe tenuto conto nel giudizio. La vicenda è ben lungi dall’essere risolta. Adesso si attende la trattazione in Camera di Consiglio fissata dal Presidente del Tar per il prossimo prevista per il prossimo 10 febbraio. Intanto, se la Sicilia non dovesse uscire dalla zona rossa, noi donne continueremo a curarci  baffi e pizzo a casa!

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